LUPUS IN FABULA

PRELUDIO

LE DUE BISACCE

Un bel giorno gli animali, sia di terra che con ali,
al cospetto del buon Dio, elevarono un brusio.
Peste e corna contro il lupo l’agnellino disse cupo,
mentre quello sul cavallo sputò fiele nero e giallo.

Il cavallo, sia ben chiaro, ce l’aveva col somaro,
e la rana era invidiosa d’un gran bue dal collo rosa.
Poi la volpe impellicciata, di un bel fulvo colorata,
contro l’aquila inveiva, mentre il corvo la scherniva.

Cani, gatti, topi e cervi saltellavano di nervi,
lepri e lente tartarughe discettavano di fughe
ed ancora il re leone ce l’aveva col pavone
che a sua volta si vantava, inebriandosi di bava.

L’un dell’altro, per finire, tutti avevan da ridire,
biasimando ogni difetto evidente o preconcetto.
Il paziente Padreterno, dimostrandosi paterno,
li ascoltò uno per volta per chetare la rivolta.

Poi, assiso sul suo trono, col creato ai piedi prono,
prese a raccontar la storia della sua più grande gloria.

«Voi dovete ben sapere» disse a quelle bestie fiere,
«che, creando l’uomo un tempo, io gli posi nel contempo
due bisacce sulle spalle, da portare a mo’ di scialle,
una avanti e l’altra dietro, lunghe appena mezzo metro.

“Dentro questa posteriore, senza tanto far clamore,
vi porrai i tuoi difetti come fossero confetti”
dissi, l’uomo congedando e impartendogli il comando,
“mentre in questa qui davanti, i difetti altrui sonanti”.

Ecco la ragion per cui non i propri ma gli altrui
torti e vizi guardan tutti, tanto piccoli che brutti».
Il buon Dio s’alzò dal trono e, facendo a quelli dono
d’un saluto e d’un buffetto, disse con profondo affetto:

«Spero adesso, cari amici, per non essere infelici,
che da ora non facciate come gli uomini cazzate!»

*    *    *

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