L’AGNELLO

Quando vide dietro il lupo

che lo rincorreva cupo,

si nascose in una chiesa

l’agnellino, nell’attesa

 

che il pericolo scampasse

e il nemico se ne andasse.

«Ti conviene uscire fuori»

disse quello, «ben peggiori

 

sono i guai se viene il prete:

lui t’inchioda alla parete

e, con spirito paterno,

ti consacra al Padreterno!»

 

«Meglio stare in questi ambienti

che finire tra i tuoi denti»

disse placido l’agnello.

«E poi ascoltami, fratello,

 

se mi trovo in questa chiesa

non è solo per difesa

ma per tergere i peccati

tuoi e di tanti disgraziati».

 

Quel discorso non comprese

certo il lupo, ma lì attese

fino a quando la stanchezza

non fiaccò la sua fermezza.

 

Sembra che davvero il prete

abbia appeso alla parete

non la carne dell’agnello

ma la testa con il vello,

 

ed avendolo ammazzato

e nel sugo preparato,

ne abbia fatto due bocconi

con dei buoni maccheroni.

 

Or sebbene peccatori,

sia che siamo monsignori

preti maghi iettatori

ciarlatani imbonitori

 

prede vinti o vincitori

prostitute sfruttatori

leccapiedi adulatori

re spacconi e predatori,

 

alla fine il Padreterno,

per salvarci dall’inferno,

non desidera il vitello

che adoriamo, ma l’Agnello.

 

*   *   *

 

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