LA NOTTE DEL TITANIC

PROLOGO

Betta tornò da scuola tutta intirizzita. Tirava un vento così gelido da far irrigidire anche gli aghi dei pini, già ispidi di suo.
Posò lo zainetto, diede una controllatina al cellulare e andò diritta in cucina.
«Che si mangia oggi, ma’?» domandò. «Brr, fa un freddo!» disse poi, mettendo una frittella in bocca.
«Non incominciare a mangiucchiare. Anzi, puoi andare a lavarti le mani: papà arriva da un momento all’altro» brontolò la mamma, tirando dal fuoco le ultime frittelle e spolverandole con abbondante zucchero.
Per tutta risposta Betta ne prese una seconda.
«Sai ma’, oggi a scuola la prof d’italiano ci ha portato in aula proiezione» aggiunse, per distrarre l’attenzione del nemico.
«E cosa avete visto?»
«Il film Titanic»
«Ah!» fece la mamma, mostrando sorpresa e interesse. Questo bastò per far sparire dal piatto una terza frittella.
Per un attimo la donna sembrò allontanarsi dalla cucina col pensiero e con lo sguardo. Betta non si lasciò sfuggire l’occasione e arraffò l’ennesima frittella.
«Eee … ti è piaciuto?» chiese poi la mamma, tornando in sé.
«Sì, era molto bello. Forse mi veniva da piangere»
«Come, forse?»
In quel momento squillò il telefono e Betta corse a rispondere.
«Era papà» disse, rientrando in cucina. «Dice che ritarda di qualche ora per una riunione improvvisa»
«Poteva anche avvisare prima!» esclamò la donna, piuttosto contrariata.
«Beh, vuol dire che le sue frittelle me le mangio io» aggiunse la ragazzina tutta contenta.
«Lasciarle per la sera si fanno brutte»

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