LA DANZA DEL SOLE

L’atmosfera è l’aura della Terra.

L’aura circonda ogni organismo vivente.

La Terra è un organismo vivente.

 

 

Il sole prese improvvisamente a roteare. Prima su se stesso, poi con stretti volteggi che toccavano quasi l’orizzonte. Era un balenio continuo, come se il cielo fosse carico di elettricità per l’avvicinarsi di un cupo e maestoso temporale, eppure non c’era l’ombra di una nuvola.

Gli occhi, tutti puntati su quell’incredibile fenomeno, davano all’anima la sensazione del timore e della paura, ora anche dello stupore e dell’ammirazione, della soggezione, dell’estasi. E i telefonini presenti non si lasciavano sfuggire l’occasione di immortalare il fatto straordinario, che presto avrebbero scaricato su You Tube.

Nel marasma delle voci, delle esclamazioni, degli andirivieni convulsi, si percepiva in sottofondo un silenzio ovattato, da paesaggio dormiente sotto una spessa coltre di neve, che faceva ogni suono e ogni rumore lontano.

Intanto il circolo del sole aveva cominciato a schiacciarsi e via via si era allungato, formando come una colonna bianca, soffusa di gialli e arancioni, di rossi e violetti che, partendo dai contorni dei monti, andava su su fino a una buona metà del cielo.

Non poteva trattarsi di allucinazione: eravamo in tanti a vedere la stessa scena e, se non vi fossi stato partecipe, mai avrei potuto crederci.

Avevo sentito dire o letto da qualche parte qualcosa di simile … sì, il passo di Giosuè, in cui il sole si ferma nel cielo: “E il sole stava fermo in mezzo ai cieli e non si affrettò a tramontare per circa un giorno intero”. Una narrazione fantastica, avevo sempre pensato. Ma adesso?

Alcune donne presero a intonare un canto, una specie di nenia, con la voce stridula. Mi sembrava una di quelle arie che la domenica vengono cantate durante la messa, e la semplicità della loro partecipazione, devo confessare, mi diede un certo fastidio. Pensai a quanto fossi cambiato negli anni: un tempo mi sarei sentito molto vicino alla spontaneità di quei sentimenti, anche se non mi sarei unito a quel coro, una forma di ritrosia, un pudore appreso nell’infanzia.

Lentamente il sole riprese la sua linea abituale e, dopo una serie di giravolte, si inchiodò di colpo nell’azzurro del cielo. Contemporaneamente sparì il senso di ottundimento che si percepiva nell’aria, come se le orecchie fossero state liberate da un tappo che le otturava. Ogni suono si fece chiaro e acuto.

Share
This entry was posted in Prosa, Racconti. Bookmark the permalink.

Lascia un commento