IL RE DEL CESTO

In guerra non ci sono vincitori,

tutti sono perdenti.

A. N. Chamberlain

 

 

Il bagliore del lampo guizzò attraverso le fessure della persiana e un attimo dopo si fece sentire la voce del tuono, accompagnata dal tetro ululare del vento.

«Mm …» mugugnò Toni, «qui da un momento all’altro viene giù il diluvio! Meglio andare. D’altronde» soggiunse, prendendo tra le mani il re che aveva appena disegnato, «guarda che faccia da cretino!»

Con una smorfia di disgusto accartocciò il foglio e lo lasciò rotolare sul tavolo. Quindi aggiunse qualche Lego al castello che campeggiava sulla scrivania.

Quei mattoncini erano diventati una specie di mania da quando il piccolo Fabio veniva nel suo studio. Ce n’erano di rossi e di gialli, di neri e di bianchi sparsi qua e là, ma Toni sceglieva quelli trasparenti, coi quali aveva dato forma a un torrione e a un maschio robusto che terminava con una piccola vedetta a forma di cilindro. Le mura erano orlate di merli, limpidi e luminosi come gocce di rugiada.

La pendola batté tre colpi.

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