IL BUNGA BUNGA

Ieri entro in classe e Pierino mi fa:

«Professore, cos’è il bunga bunga?»

Io lo squadro per capire se la domanda è figlia di una sana curiosità oppure ha un intento malizioso. Sono attimi in cui devi organizzare i pensieri e trovare una soluzione. Il lavoro di insegnante è anche questo. Di colpo mi balena un’idea.

«Non credi» gli dico, «che sarebbe stato meglio chiedere all’insegnante di lettere che era prima di me?»

«Gliel’ho chiesto» mi fa il ragazzino, «ma mi ha detto di chiederlo a lei che è insegnante di lingue»

«Bella stronza!» dico tra me e me. «E adesso?»

Per fortuna mi viene in soccorso una nuova idea, che mi dà modo di prender tempo.

«Ma tu dove hai trovato questa parola?»

«Ne parlano tutti!…» mi fa candidamente Pierino.

«Tutti chi?»

«Per strada, alla televisione…»

«Io è da un bel po’ che ho finito di guardare la tele» gli faccio, orgoglioso di impartire un bell’insegnamento, usando anche un linguaggio da teenager.

«E perché?» mi fa Pierino.

Tiro un sospiro di sollievo. «Non fanno più nulla per cui valga la pena impiegare del tempo prezioso!»

«Contento lei!» dice lui, aria da compatimento e modo sbrigativo. Poi torna alla carica: «Io l’ho chiesto pure ai miei genitori…»

«Che cosa?»

«Del bunga bunga»

«E loro?»

«Mia madre si è fatta improvvisamente rossa come se gli avevo chiesto qualcosa di…»

«Come se le avessi chiesto, si dice» e sottolineo le parole più per opportunismo che per ottemperare alla sacra missione.

«Vabbè, come vuole lei»

«Non come voglio io: come si dice in italiano! Ripeti!»

«Cosa?»

«Come-se-le avessi-chiesto…»

«Come-se-le avessi-chiesto»

«Bene! Come se le avessi chiesto cosa?»

«Bene! Come se le avessi chiesto cosa?»

«No, non devi più ripetere: adesso ti ho fatto una domanda»

«Quale?»

«Come-se-a tua madre-avessi-chiesto-che cosa?»

«Come se gli avessi chiesto…»

«Le avessi chiesto!»

«Come se le avessi chiesto qualcosa che non si può dire»

«Ho capito. E tuo padre?»

«Lui ha fatto un sorrisetto»

«Un sorrisetto?»

«Sì, e poi ha detto: “Domani chiedigli ai tuoi professori, sennò la scuola che ci sta a fare?!”»

«Ah, così ha detto tuo padre?»

«Proprio così…»

«Merda!» sussurro tra le labbra. E mi sfugge se il complimento l’ho rivolto al padre o alla faccenda. Ma credo a tutti e due.

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