da: IL PRINCIPE FELICE di Oscar Wilde – riscrittura in versi

Sorgeva sopra un’esile colonna,
bello e possente, il Principe Felice.
Con gli occhi di zaffiro lui guardava
dall’alto la città, come in cornice.

Coperta di sottili foglie d’oro,
la statua somigliava a un cherubino.
A completare quel capolavoro,
sull’elsa della spada … un bel rubino.

Chiunque la vedeva si fermava,
lodandola con gli occhi e le parole
per l’eleganza e le fattezze rare.
Del Principe era fiero pure il sole.

. . . . . . . .

Quando alla fine si sentì morire
ebbe giusto la forza di volare
sulla spalla del Principe Felice.
«Addio, mio caro, ti vorrei baciare

la dolce mano» disse l’uccellino.
«Davvero son contento, amico mio»
il Principe gli disse, «che tu vada,
e giù in Egitto porti il cinguettio».

«Non è in Egitto che io vado» disse
la rondine tremante, «ma all’oscura
dimora della Morte». Il Principe
baciò teneramente e cadde dura.

S’udì improvvisamente nella statua
un colpo sordo, un crac, e come un botto:
per il dolore il Principe era andato
e il cuore suo di piombo s’era rotto!

. . . . . . . .

«Che cosa strana» disse l’operaio,
addetto alla fornace, in fonderia.
«Il piombo di ‘sto cuore non si fonde:
non mi rimane che buttarlo via!»

E così fece. E il cuore andò a finire
tra l’immondizia fetida e ammucchiata,
dov’era stata pure abbandonata
la rondinella morta assiderata.

«Va’ sulla Terra e portami due cose,
le più preziose che saprai trovare»
ad uno dei suoi Angeli nel cielo
Iddio richiese in tono familiare.

E l’angelo tornò portando seco
un cuor di piombo e un uccellino morto.
«Scelta migliore non potevi fare,
mio Angelo, sei stato proprio accorto,

ché questa rondinella col suo canto
allieterà per sempre il Paradiso
e il Principe Felice col suo cuore
vivrà in eterno accanto a me assiso».

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