CRISI

Sembra che una pazzia collettiva si sia impadronita dei Paesi occidentali, quelli, soprattutto, che fanno parte dell’eurozona. Si continua a parlare di crisi come di un castigo divino, contro il quale nulla o ben poco si può e si riesce a fare.
Certo, la crisi c’è, non si può negare. Basta vedere il livello di disoccupazione, la mancanza di prospettive nel futuro dei giovani, stipendi salari e pensioni che non riescono a reggere il passo col costo della vita mentre una piccola fetta di persone continua ad accrescere le proprie ricchezze. Ma essa, la crisi, non è dovuta ai capricci di una divinità malvagia che ha deciso di punire l’umanità, bensì a un sistema politico-economico, insito nel capitalismo, che mostra, finalmente senza la maschera, il suo vero volto e sembra essere giunto al capolinea.
La paventata fine del mondo prevista dai Maya, o quella che da anni vanno predicando i Testimoni di Geova è proprio questa: la fine di un sistema di cose, politico ed economico, che non poteva non arrivare dopo il crollo dei Paesi comunisti, dato che comunismo (almeno quello fin qui visto) e capitalismo sono le facce di una stessa medaglia.
Così la capacità di far politica, di organizzare il presente e progettare il futuro, sembra essere diventata merce rara ed essa (la politica) langue, totalmente asservita all’economia, la quale è in mano non a gente interessata e dedita a realizzare ricchezza reale, ma ad affaristi ai quali è stato permesso di prosperare sulla speculazione finanziaria (ricchezza fittizia). ¹

 

1. Chiamiamo ricchezza “fittizia” quella basata su una merce che non ha valore in sé ma le deriva da una convenzione, un accordo tra gli uomini, il denaro ad esempio, l’oro … La ricchezza invece è “reale” quando si basa su qualcosa che ha un valore intrinseco, come ad esempio il cibo, gli oggetti indispensabili alla vita …

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