ACQUA

Adirata per l’arroganza degli abitanti di Aterra, che assiduamente e avventatamente l’avvelenavano, l’Aria si arroccò nell’atmosfera, astenendosi dall’adacquare.

Gli alvei ansimavano, asciutti per assenza d’acqua e arbusti arboscelli alberi animali e abitanti avvizzivano d’arsura.

Le autorità annunciarono un’assemblea di addetti, allargata anche agli aterricoli che ambivano assistere all’assise.

«Amici» attaccò l’assessore all’ambiente aprendo l’adunanza, «l’affaire è alquanto arduo! L’assenza d’acqua, assurda e abominevole anomalia, arreca affanno e ambascia. Abbiamo da affrontare l’ampasse abimis e con accorgimenti, ahimè, adhoc! Auspicando un alacre e affermativo appianamento delle attuali avversità ambientali, ci asterremo da arbitrari e asettici allarmismi e da agitazioni affrettate: agiremo anzi con abnegazione e avarizia, con assennatezza e avventatezza, con accanimento assiduità e arrendevolezza, adoperandoci acciocché l’Amministrazione assuma azioni adeguate, atte ad annullare l’attuale accidente e appianare l’affare apriori, anzi aposteriori, con l’augurio che l’acqua arrivi adamantina atque abbondante!»

L’assemblea applaudì animatamente e un’altra allocuzione arrivò altera e affabile.

«Abomin … aaa … amovevoli e adovati abitanti di Atevva» argomentò un aristocratico, l’arciduca Agenore Arconti, «avendo avuto in antecedenza un abbocco con l’assessove, mi accingo adesso ad accovdave apevtamente ampio appoggio, assicuvandovi che mi adopevevò affinché l’acqua avvivi ancova abbondante in Atevva, annaffi le avee abitative e le avee agvicole, alimentando alvei e avvallamenti. Alè!»

«Appvezz … aar … apprezzo l’arringa appassionata e l’altruismo dell’amico Arconte» asserì un architetto. «Aggiungo: anch’io, autorizzato dall’Amministrazione, mi adopererò ampiamente per architettare azioni appropriate. Anticipo, appunto, d’aver aperto l’agenzia “Acquazzoni & Affini”. Ancora, in avvenire alzerò nell’atmosfera un aquilone affinché accerti l’attuale attitudine dell’aria ad adacquare. Alalà!»

All’architetto si accodò un arciprete, aria angelica, auto accreditatosi ambasciatore di angeli e arcangeli: ammonì gli abitanti ad affidarsi all’altare. Un ambiguo aterricolo adescò l’assemblea con abili affatturazioni (amuleti e ammennicoli da appendere all’anca o avere all’anulare) affermando che, per avere acqua assicurata e in abbondanza, abbisognava aspergere un antidoto nell’aria, avverso altrui accidenti e avversità abnormi.

Ancora, un autorevole avvocato, ammantato di un alone di alterigia: con un’arringa ampollosa, si appellò ad alcuni articoli per attestare l’ammissibilità dell’arsura e dell’afa «attributi non atipici, ancorché affliggenti, di un ambiente avanzato».

Aarg!!!

L’adunanza attendeva che altri si avvicendassero, allorché un asino, affaticato dall’abbondante attività e asfissiato dall’afa, si avvicinò adagio adagio.

«Abitanti di Aterra, ascoltatemi» ammonì l’animale. aria accesa e accorata. «L’aria è ammalata, ammorbata dall’assiduo avvelenamento che gli aterricoli accumulano nell’atmosfera.

Avete abbandonato l’asino per l’automobile, avete aumentato gli avanzi avvelenati, avete anteposto l’avidità all’accortezza, l’abuso all’avvertenza, l’arroganza all’affabilità e appestate l’aria d’anidride, ammorbandola d’accidia e apatia! Autentici autogol! Adesso l’aria agonizza, astenendosi dall’adacquare. Aspro avvertimento, ahimè! Avvisa l’aria di abbandonare le abominevoli abitudini che accompagnano all’abisso! Adunque, allorquando ci adoperassimo in atteggiamenti assennati e altruistici, allora ci accorgeremmo che anche l’aria si adopererà per adacquare ancora alvei, alture, avvallamenti, aree abitate e agricole, alberi, animali, abitanti! Aiutando l’aria, avremo aiuto … amiamo e avremo amore!»

L’assemblea ammutolì e alcuni aterricoli accennarono appena appena un asettico applauso.

«Accipicchia!» affermò l’Aria: annuvolata nell’atmosfera, attendeva un’apertura per adacquare.

Ahimè! Gli abitanti di Aterra non ascoltarono l’antifona: in attesa che l’afa si attenuasse e arrivasse l’acqua, un’attrice di avanspettacolo, alquanto avvenente, si alzò, ancheggiò, ammiccò, adescò alcuni astanti, attrasse l’attenzione di altri allontanandosi, atteggiamenti ammalianti.

L’assise si animò, accodandosi avida.

«Allora affogate nell’aridità e nell’afa, accidenti!» apostrofò l’Aria, addolorata dall’atteggiamento accanito e avvilente degli aterricoli. Si accasciò in attesa di accordare l’acqua o abbandonare gli abitanti di Aterra all’apocalisse!

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