IL PITTORE

da: “STORIETTE”

Era famoso per dipingere l’aria. Era tutta la sua vita.
Ogniqualvolta aveva bisogno di un arnese, un oggetto, qualcosa da mettere in bocca, andare in un posto o provare un’esperienza, si armava di colori e pennelli e cominciava a dar forma ai suoi desideri: un martello, una sedia, una mela, un giardino lussureggiante, una donna …
Diceva che la sua ultima opera sarebbe stata quella di raffigurare il Creatore nell’atto di prenderlo nella sua luce. Per sempre. Ma prima avrebbe voluto provare qualunque emozione e fare qualunque esperienza la vita potesse offrirgli.
Così un giorno cominciò a tratteggiare le alte erbe e gli alberi sparsi della savana, uccelli nel cielo sgombro di nuvole, un gruppo di gazzelle intente ad abbeverarsi in una pozza d’acqua, una leonessa in procinto di assalire gli agili ed eleganti antilopi.
Col pennello prese poi a dar forma a un leone possente: lo ritrasse con lo sguardo torvo e affamato, impressionante nella sua folta criniera.
Non appena diede l’ultimo tocco fulvo, fu un attimo: il felino gli balzò addosso, gli afferrò il braccio, serrandolo nelle poderose tenaglie dei denti e coi canini cominciò a lacerargli le carni. Pochi secondi e l’uomo perse i sensi, muto in un dolore straziante.
Nell’aria dipinta rimasero pochi resti a seccare sotto la calura del sole.
Era famoso per dipingere l’aria. Tutta la sua vita.

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L’ISTANTE

Scrivo.
E nell’istante stesso qualcun altro
legge.
C’è qualcuno che dorme;
altri cammina e altri corre.
C’è chi siede e chi è sdraiato,
chi è in casa e chi fuori.
C’è chi guida un’automobile,
una motoretta, una bicicletta, un camion,
chi porta un treno e chi un aereo.
C’è chi va al lavoro e chi lavora in casa:
pranzo, bucato, faccende…
C’è chi si lava, chi si veste
chi sta in disparte, chi fa le feste;
c’è chi si bacia per salutarsi e chi
per far l’amore.

E ancora, qualcuno soffre,
qualcun altro gioisce;
chi si emoziona e chi guarda impassibile
il cielo.
Uno piange e uno ride,
uno fa l’elemosina, un altro uccide.
C’è chi litiga e chi si abbraccia,
chi mormora e chi gusta
il silenzio.

C’è chi emette
il primo vagito e chi
l’ultimo respiro.
Quello prende
questo lascia un corpo di nervi
muscoli e sangue,
un corpo
come quello di tutti. E un cuore
non batterà più.

Una miriade di azioni e pensieri
emozioni e sentimenti,
tutto in un istante.

Verrà anche quello in cui
toccherà a me abbandonare il corpo di nervi
muscoli e sangue.
Solo allora potrò vivere
in un istante perenne l’infinità di
azioni e pensieri
emozioni e sentimenti.
Proprio come l’Uno che racchiude il tutto.
Forse.

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LE PAROLE – da: “Le rime di Rutilondo”

M … m … ma … ma …
mamma … mamma …
p … p … pa … pa …
pappa … pappa …

pa … papà … pipì … pupù …
tu e io … io e tu …

 

sono i suoni e le parole
che ogni bimbo sotto il sole
presto prende a balbettare
per conoscere e imparare.

Cane gatto mela pera
siamo in piena primavera,
bello brutto piano forte
con l’estate già alle porte.

Le parole sono cose
agghindate come spose,
le parole son pensieri
forti intrepidi guerrieri.

Sono lunghe sono brevi
son pesanti sono lievi,
sono chiare sono oscure
hanno mille sfumature.

Sono pietre sono spade
fanno strage sulle strade,
sono piume sono gemme
vanno in fila a Betlemme.

Sono magiche davvero,
hanno dentro il mondo intero:
basta farle roteare
aria fuoco terra mare.

Le parole sono amore
quando vengono dal cuore,
quando vogliono umiliare
le parole sono amare.

Se hanno odio oppure rabbia
son per l’anima una gabbia,
se hanno umana comprensione
danno gran consolazione.

Se son fresche, se son sagge
sono spuma sulle spiagge,
se son piene, se son vere
accompagnano a tacere:

sono infatti melodiose
le parole silenziose,
fanno l’uomo un re potente
ad oriente, ad occidente.

Le parole della vita
giocheranno la partita
poi, nel fiato dell’inverno,
parleranno al Padreterno.

Alla fine sempre dentro
nel profondo nostro centro
rimarranno papà … mamma …
a scaldarci come fiamma.

 

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da: IL PRINCIPE FELICE di Oscar Wilde – riscrittura in versi

Sorgeva sopra un’esile colonna,
bello e possente, il Principe Felice.
Con gli occhi di zaffiro lui guardava
dall’alto la città, come in cornice.

Coperta di sottili foglie d’oro,
la statua somigliava a un cherubino.
A completare quel capolavoro,
sull’elsa della spada … un bel rubino.

Chiunque la vedeva si fermava,
lodandola con gli occhi e le parole
per l’eleganza e le fattezze rare.
Del Principe era fiero pure il sole.

. . . . . . . .

Quando alla fine si sentì morire
ebbe giusto la forza di volare
sulla spalla del Principe Felice.
«Addio, mio caro, ti vorrei baciare

la dolce mano» disse l’uccellino.
«Davvero son contento, amico mio»
il Principe gli disse, «che tu vada,
e giù in Egitto porti il cinguettio».

«Non è in Egitto che io vado» disse
la rondine tremante, «ma all’oscura
dimora della Morte». Il Principe
baciò teneramente e cadde dura.

S’udì improvvisamente nella statua
un colpo sordo, un crac, e come un botto:
per il dolore il Principe era andato
e il cuore suo di piombo s’era rotto!

. . . . . . . .

«Che cosa strana» disse l’operaio,
addetto alla fornace, in fonderia.
«Il piombo di ‘sto cuore non si fonde:
non mi rimane che buttarlo via!»

E così fece. E il cuore andò a finire
tra l’immondizia fetida e ammucchiata,
dov’era stata pure abbandonata
la rondinella morta assiderata.

«Va’ sulla Terra e portami due cose,
le più preziose che saprai trovare»
ad uno dei suoi Angeli nel cielo
Iddio richiese in tono familiare.

E l’angelo tornò portando seco
un cuor di piombo e un uccellino morto.
«Scelta migliore non potevi fare,
mio Angelo, sei stato proprio accorto,

ché questa rondinella col suo canto
allieterà per sempre il Paradiso
e il Principe Felice col suo cuore
vivrà in eterno accanto a me assiso».

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